Storia delle idee filosofiche e religiose (2015/2016)

Codice insegnamento
4S003225
Docente
Irene Giuseppina Zavattero
Coordinatore
Irene Giuseppina Zavattero
crediti
6
Settore disciplinare
M-FIL/06 - STORIA DELLA FILOSOFIA
Lingua di erogazione
Italiano
Sede
VERONA
Periodo
II semestre sede Trento dal 15-feb-2016 al 31-mag-2016.

Orario lezioni

Obiettivi formativi

Lo scopo del corso è di avviare gli studenti, mediante la ricostruzione della storia di alcuni concetti, alla conoscenza della tradizione filosofica.

Programma

Dalla 'phronesis' alla 'prudentia'

Il significato corrente del termine prudenza – “atteggiamento di chi, intuendo la presenza d'un pericolo, si comporta in modo da non correre inutili rischi” (dizionario Treccani) – è il risultato (deludente) di una lunga storia concettuale che va dalla ‘phronesis’ aristotelica e stoica, alla ‘prudentia’ medievale per giungere alle traduzioni moderne.
Per Aristotele, la ‘phronesis’ è la virtù che regola l’intera vita dell’uomo, la virtù suprema dell’ordine pratico, che merita quindi il nome di ‘saggezza’. Cicerone per primo tradusse il termine greco con ‘prudentia’ latino, ma nel contempo lo rese anche con ‘sapientia’, creando così una confusione terminologica attestata nelle prime traduzioni cristiane della Bibbia, in sant’Ambrogio e ancora nella prima metà del XIII secolo presso i primi commentatori dell’Ethica Nicomachea, ai quali i libri IV-X del testo aristotelico erano sconosciuti. Nel contempo, i teologi parigini ‘ante 1250’ (in particolare Filippo il Cancelliere e il giovane Alberto Magno) redigono i primi trattati sulla ‘prudentia’ come virtù cardinale. Soltanto con la conoscenza del testo integrale dell’Ethica Nicomachea la dottrina della ‘prudentia’ assume prospettive più ampie confrontandosi con la tradizione teologica. Tale confronto, tuttavia, dà inizio alla ‘decadenza’ del concetto di prudenza: nei testi di Tommaso d’Aquino in particolare si assiste allo snaturamento della saggezza greca, privata della conoscenza del fine, che faceva della ‘phronesis’ la virtù suprema, e piegata alle esigenze della teologia cristiana. Questa ‘prudentia’ dei teologi è ancora presente nei testi degli esegeti dell’Ethica Nicomachea del XVII secolo.
Le tappe di questa storia saranno oggetto del corso, mediante l’analisi diretta dei testi.



Metodi Didattici

Lezioni frontali e seminariali

Testi

Testi:
Aristotele, Etica Nicomachea, libri VI e VII.
Cicerone, I doveri (brani sparsi)
Alberto Magno, Il bene. Trattato sulla natura del bene. La fortezza. La prudenza. La giustizia, a cura di A. Tarabochia Canavero, Rusconi, Milano 1987 (soltanto il capitolo sulla prudenza)
Tommaso d’Aquino, Commento all'Etica Nicomachea di Aristotele, introduzione, traduzione e glossario a cura di Lorenzo Perotto, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 1998 (in particolare il commento al VI libro).

Studi:
Durante le prime lezioni del corso saranno indicati alcuni testi di letteratura secondaria.



Altre Informazioni

Gli studenti che non frequentano abitualmente il corso sono pregati di contattare la docente per concordare il programma d’esame.




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Modalità d'esame

Esame orale

Opinione studenti frequentanti - 2015/2016