“Le parti del discorso incontrano la retorica" - PRIN 2017

  martedì 11 giugno 2019
Le parti del discorso incontrano la retorica: alla ricerca della sintassi, nella continuità tra Medioevo ed Età moderna”, coordinato da Paola Cotticelli, docente del dipartimento di Culture e civiltà, è tra i progetti  dell’università di Verona finanziati dal bando Prin 2017.
Il programma Prin è destinato al finanziamento di progetti di ricerca pubblica, allo scopo di favorire il rafforzamento delle basi scientifiche nazionali e rendere più efficace la partecipazione alle iniziative relative ai Programmi Quadro dell’Unione Europea. Il meccanismo di assegnazione dei fondi del Miur è basato su precisi principi guida: l’alto profilo scientifico del coordinatore nazionale e dei responsabili di unità operativa; l’originalità, adeguata metodologia, impatto e fattibilità del progetto di ricerca; la finanziabilità dei progetti in ogni campo di ricerca; un adeguato sostegno finanziario garantito dal Miur. 
La storia della linguistica nella riflessione occidentale ci mostra come, almeno fino alle porte dell’Umanesimo, l’attenzione che il Trivio rivolge alla dottrina fosse imperniata sulle canoniche otto partes orationis basate sui fondamenti enucleati da Donato-Prisciano. È altrettanto opinione condivisa che la riflessione sulla sintassi sia oggetto del pensiero linguistico dell’età moderna, con il punto di svolta in Port Royal, quando la grammatica s’è relazionata con la logica in modo da considerare la frase e più genericamente la sintassi. Sembra che nel corso del pensiero linguistico occidentale si siano succeduti due modelli descrittivi basati sulle partes orationis e sulla frase. Nella tradizione greca si sono alternate le due correnti relative alle teorie grammaticali, una d’impronta filosofica, l’altra filologica in cui le operazioni riguardanti i corpora di glosse vanno interpretate in una prospettiva finalizzata alla costruzione della frase. Per la speculazione logico-filosofica, la grammatica diventa, nei modisti e nella Scolastica, rappresentazione del sistema, e dopo la riscoperta aristotelica accoglie le istanze della dialettica e della logica. Come è evidente in Dante, la gramatica è l’insieme potenziale del metalinguaggio e si relaziona con le lingue. L’ideale della téchne/ars viene sostituito dalla scientia, perde il carattere normativo e si avvia a diventare speculativo, con il suo fondatore ideale Pietro Elia. Per i modisti, la grammatica giustifica le categorie, in base al concetto di modi significandi e alle categorie che riflettono la struttura dell’essere, ed è la stessa in tutte le lingue, anche se varia per gli accidentes. Con Kilwardby la grammatica viene definita una scienza universale che è eadem fra tutti i popoli e in ogni momento, ed è universale e cognitiva; le partes orationis sono spiegate come correlazioni con la realtà e definite sulla base dei modi significandi, cifra di tutta la speculazione ontologico-metafisica. La sintassi segue la terminologia dei modi significandi per illustrare le funzioni delle partes orationis. È legittimo chiedersi quale sia stato il ruolo della sintassi in questi secoli e quali siano state le sedi e i contenuti? L’unica opera della antichità latina ad occuparsi di sintassi sono le Istitutiones Grammaticae di Prisciano, “riscoperte” a partire dal IX sec. che, in virtù del loro orientamento teorico, permisero ai Modisti di accostarsi alla “grammatica” in modo da combinarsi con la (pure riscoperta) definizione aristotelica della scienza speculativa. In Prisciano si trovava una buona definizione del concetto di “frase”. Tale approccio logico alla riflessione linguistica ha iniziato una teoria sintattica coerente del ‘soggetto’ e ‘predicato’, che nella terminologia di suppositum e appositum risaliva ai termini di Pietro Elia supponi e apponi per indicare le unità di soggetto e verbo. Si elaborava una formula dedicata all’ordine delle parole derivante da quello logico dei componenti del pensiero che era l’ordo naturalis in corrispondenza della recta ordinatio di Prisciano. A ciò si univano il concetto dell’accordo e della rezione, espressa in Prisciano in modo diverso, adiungi, coniungi, sociari e exigere, e uniformato, a partire da Pietro Elia, in regere, esteso al verbo come elemento reggente gli altri argomenti nella frase, compreso il soggetto. Quarto elemento fondamentale è la figura constructionis che diventa un pilastro nella teoria sintattica di Pietro Elia. I grammatici francesi del sec. XII creano così un fondamento per la prosecuzione della riflessione sintattica verso il sec. XIII. Il Doctrinale comprende una parte di sintassi e fa scuola. Questo aspetto risulta una fondamentale innovazione all’esame degli impianti grammaticografici, che finora non lo includevano. Si perderà di nuovo, lasciando il posto al principio ordinatore delle partes orationis, per venire trattato nei trattati di retorica, almeno fino al sec. XVII. Fu l’influsso di alcuni umanisti a portare alla esclusione della sintassi dalle grammatiche pedagogiche della Scolastica. I questa fase alcuni Umanisti iniziarono a sostituire nell’insegnamento della grammatica la logica con la retorica. Il Valla non a caso diventa famoso per le critiche al Doctrinale. A partire dal sec. XII, dalla Grammatica di Ugo da San Vittore si perde il focus sulla frase come base della descrizione sintattica. La riscoperta del concetto di frase in età moderna, unito all’abbandono del latino come lingua scientifica veicolare per la stesura di trattati grammaticali, l’utilizzo di lingue nazionali, la necessità di creare terminologie adeguate, l’influsso dell’intramontato studio delle lingue classiche e delle loro diverse strutture (sintattiche) usate come esemplificazione, riporterà la sintassi al centro della riflessione linguistica e della sua trattazione all’interno delle opere grammaticali, e non più nei trattati di retorica in senso stretto, segnando una svolta fondamentale del pensiero linguistico.
 


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